La storia

L’edificio, sopravvissuto alle demolizioni del 1988, in origine faceva parte di una caserma di cavalleria con annesse scuderie, nota come Gambarina Vecchia e risalente al XVI secolo. Deve il nome alla famiglia Gambarini, che sul lato della piazza in cui oggi si trova il Museo possedeva una torre, di cui ancora si trovava traccia sulle carte topografiche del Cinquecento. Dal Settecento la caserma viene denominata vecchia, in contrapposizione a quella nuova, collocata nel luogo in cui nel 1826 nascerà la caserma Scapacino, in Piazza Vittorio Veneto, dal 1926 sede del Comando Legione Carabinieri.

La Gambarina Vecchia, secondo un disegno del 1739, comprendeva quattro edifici su due piani, disposti in un quadrilatero. Il complesso racchiudeva un ampio cortile, dotato di due grandi abbeveratoi.

L’architetto Caselli, autore del disegno, aveva previsto di dotare la caserma di pilastri a sezione ottagonale in pietra calcarea: 19 a pianterreno, ancora visibili, e 12 lungo un’altra ala, oggi non più presente. Dovevano essere di sostegno alle nuove volte in laterizio, che sostituivano i vecchi e malandati soffitti a tavolato.

Nella seconda metà del Settecento qualcosa cambia: i quattro macelli comunali, prima dislocati in varie parti della città, sono riuniti nel lato nord della Gambarina, adottando le misure igieniche che i precedenti locali non potevano garantire.

Fino a questo momento, quindi, la Gambarina non è mai stata al centro di avvenimenti importanti della città. Esce dall’anonimato all’alba del 10 marzo 1821, quando i soldati che vi alloggiano ricevono l’ordine di recarsi in Cittadella, il cuore del movimento di stampo carbonaro. Fallito il moto patriottico con la conquista di Novara, nel luglio del 1822 la Gambarina viene occupata da un reparto Granatieri e uno di Artiglieria di riserva austriaci.

Tra il 1856 e il 1862, si effettuano importanti lavori di ristrutturazione sui prospetti interni e ci si riappropria dei locali del macello, dopo il suo trasferimento in Piazza Vittorio Veneto.

Il 23 aprile 1859, prima di entrare in guerra contro l’Austria, parte di un reggimento della Brigata Piemonte del generale Danesi prende stanza alla Gambarina. La caserma non è mai stata così affollata, se si aggiunge che, poco dopo, si uniscono anche i soldati francesi, al punto da creare seri problemi logistici. Finita la guerra, la struttura sembra andare incontro a un inesorabile declino.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, grazie alla mediazione del prefetto, la Gambarina diventa residenza per i civili rimasti senza casa.

Negli anni Sessanta parte della caserma viene affittata a un mobiliere, che la usa come falegnameria e magazzino; gli altri locali vengono abbandonati.

Si giunge, così, al progetto del 1980, stilato sulla base delle variazioni apportate al Piano Regolatore del 1973. La Gambarina compare tra gli edifici da usare per scopi socio-culturali.

Nel 1988 si decide di abbattere tre ali dell’edificio, risparmiando quella che, dal 1994, ospita il Museo, sorto a Valle San Bartolomeo nel 1973.

Nel 1996 viene deliberato il recupero dell’edificio superstite, per una spesa di 1.720.000.000 di lire. Il Museo del “C’era una volta” viene inaugurato il 30 maggio 1999, dall’allora sindaco Francesca Calvo.