Tabacco

tabacchi

Tabacchi e Tabacchine

Fanno bella mostra di sé pacchetti di trinciato, pipa e bocchini e un completo da scrittoio donati dalla famiglia di Angelo Mombelli. Segue il materiale appartenuto alla ditta Baratta che produceva capsule a espansione che, allungate, diventavano contenitori per sigari e per medicine e che ha dato lavoro a molte persone in città. Il tabacco è una pianta erbacea annuale delle solanacee del genere Nicotina originaria dell’America meridionale e introdotta in Europa dal francese Jean Nicot (1530-1600): ha le foglie lanceolate che contengono l’alcaloide nicotina; trattate per essiccamento, fermentazione, stagionatura, passano alla manifattura, che le trasforma in prodotti destinati al consumo: trinciato, sigari, sigarette. Il tabacco fu coltivato a partire dagli anni Trenta del Novecento nella zona di Rivalta Scrivia come soluzione più remunerativa nei confronti dei cereali; per la sua lavorazione fu costruita a Sale la “Fabbrica del Tabacco”, che iniziò la sua attività nel 1936, assorbendo manodopera femminile, che proveniva da tutto il circondario e che, nei primi anni del dopoguerra, raggiunse le trecento unità lavorative. Si trattava di un lavoro stagionale, ma per le lavoratrici fu molto importante perché ricevevano una paga salariale e venivano loro riconosciute le marche assicurative. Il lavoro prendeva l’avvio a marzo con la preparazione del semenzaio e le cure del vivaio; avveniva, poi, la messa a dimora delle piantine nei campi, operazione attuata con estrema cura perché le piantagioni erano soggette ai controlli dei delegati della Finanza. Avvenivano, in seguito, sarchiatura, scacchiatura, sbrancatura e raccolta. Le foglie erano infilzate con lo spago e sospese per farle essiccare, legate poi in mazzi e accatastate nelle celle per la fermentazione naturale e infine suddivise e imbottate. A quel punto il prodotto veniva acquistato dal monopolio di stato e inviato alle manifatture.