Meazzo e la bicicletta

Meazzo

Correre : Meazzo e la bicicletta

La storia della bicicletta parte da molto lontano, sembra dal “solito” Leonardo, che ne disegnò un modello già dotato di catena. Il primo modello costruito fu la “draisina”, bicicletta creata dal barone tedesco Drais Von Sauerbronn nel 1816. Ci fu un velocipede dall’enorme ruota anteriore, a cui seguirono molte altre “due ruote”, fino ai modelli superleggeri al titanio di oggi.
La storia della ditta “Cicli Meazzo” si inserisce in questo panorama di mezzi di trasporto a pedali, icone di uno sport agile, che raggiunge vette difficoltose e vola verso traguardi di gloria.
Il suo inizio è datato 1928 in Alessandria, in piazza Tanaro, ad opera di Vitalio Meazzo, che attrezza un primo laboratorio nel sottoscala della sua abitazione.
Nel 1953 si trasferì in via Marengo 23, avviando un negozio di riparazione e costruzione artigianale di biciclette, dove si elaboravano i telai e le biciclette da bambino e da adulto nei modelli viaggio, sport, corsa, tandem a due e a tre posti.
Durante la seconda guerra mondiale Meazzo apportò modifiche ai telai e alle chiavelle delle biciclette, che però non erano brevettate da lui; costruì due macchinette per vulcanizzare le gomme, molto utili durante la guerra quando le coperture erano introvabili.
Nel dopoguerra, ingrandita la ditta e aumentata la produzione, ci fu il trasferimento prima in piazza Garibaldi, nell’ex negozio Maino, poi in via Caniggia (sede definitiva). Nel 1970 venne costruita la fabbrica di via Casalbagliano. Intanto al padre succedette il figlio Giovanni, che fin da bambino ha coltivato la passione per la bicicletta.
L’enciclopedia alessandrina gli dedica uno spazio in cui si può leggere che Giuseppe Meazzo iniziò a praticare il ciclismo nel 1942 come allievo; da dilettante indossò anche la maglia azzurra e nel 1949, dopo aver fondato il “gruppo sportivo Meazzo”, passò ai professionisti e fu ingaggiato dalla società Ganna di Varese; ebbe piazzamenti di rilievo in diverse gare nazionali, fra cui la Milano – Sanremo del 1950, in cui arrivò settimo.
Una fastidiosa tendinite lo costrinse ad abbandonare le gare; continuò comunque ad occuparsi della sua azienda, che chiuse definitivamente nel 1996. A Giuseppe Meazzo rimase tuttavia la soddisfazione di vedere circolare per la città le “sue” bici.
La passione sportiva e l’attività svolta con successo ben si addicono a un personaggio come Meazzo, nato e vissuto in Alessandria, la cui provincia ha dato al ciclismo campionissimi come Girardengo e Coppi e ha avuto molti altri cultori della bicicletta che hanno sudato sulle due ruote, felici solo di macinare chilometri sotto il sole o la pioggia, provando l’ebrezza del vento sul viso.
Nel settore “Ambienti e territori” del museo è presente una collezione di attrezzi e oggetti legati all’attività ciclistica donati da Giuseppe Meazzo in persona.
Nella vetrina è esposta una “bottiglia Codd”, soprannominata “bicicletta”. Questo tipo di bottiglietta, inventata nel 1872 dal londinese Hiran Codd, fu ideata e fabbricata unicamente allo scopo di contenere la “gazzosa”, la prima bevanda analcolica gassata prodotta industrialmente, a base di zucchero, limone e cremortartaro (tartrato di potassio): la bevanda degli sportivi.
La bottiglietta era fabbricata da vetrai retribuiti a cottimo e ciò li costringeva a lavorare “pedalando”: per questo ebbe il nome di “bicicletta”. La particolarità di questo contenitore, era il tipo di chiusura: all’interno del collo vi era una biglia mobile che, spinta verso l’alto dalla pressione del gas della bevanda, chiudeva la bocca della bottiglia.