Farmacia

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Farmacista

Una serie di oggetti richiama la bottega dello speziale di una volta, “u spisiè” dei paesi di campagna; vi sono, dunque, bottigliette e flaconi bianchi per essenza, flaconi di vetro giallo per acqua di elisir, imbuto e bicchierino dosatore di vetro, provette, barattoli di polveri varie, scatole di pastiglie, un maestoso vaso da farmacia Figalli di Bologna. E poi vocabolari tascabili, libri sulla medicina, un ricettario scritto su pergamena, strumenti da chirurgo e una borsa da medico, timbri,attrezzature per clistere, fornelletto e cuffia da infermiere. Scrive Franco Piccinelli a questo proposito: “L’arredamento della farmacia era in mogano, con delle borchie bronzee per aprire i tiretti: e se bronzee non erano, bianche come il latte, d’avorio o di porcellana. Nelle scansie, tanti bei vasi uguali, ceramiche istoriate o a motivi floreali e il nome dei contenuto scritto in gotico, anche se erano vuoti”. La produzione dei vasi da farmacia nasce nel mondo arabo intorno all’VIII secolo, ma l’uso del recipiente di ceramica, come contenitore di erbe medicinali, è molto più antico; presumibilmente gli antichi greci conservavano i preparati medicinali in recipienti di ceramica, ma non producevano i contenitori specifici. Le tecniche di produzione araba entrano in Europa attraverso la Spagna, un centro di produzione molto importante è Maiorca, da cui deriva probabilmente il nome “maiolica”. Dopo l’introduzione di piante originarie del “nuovo mondo” scoperto a fine quattrocento. Emerge l’esigenza da parte dello speziale di distinguere i vari tipi di prodotti in contenitori che permettano il loro immediato riconoscimento. La produzione italiana introduce il cartiglio, che è un decoro recante l’iscrizione del contenuto del recipiente a motivi ornamentali con soggetti vegetali, animali e anche umani. Anche i vetri destinati all’uso farmaceutico, assumono grande importanza a partire dal Cinquecento, proseguendo sino all’Ottocento. Sempre Piccinelli scrive: “Il farmacista era affabile, doveva consolare tante tristezze e si dimostrava solitamente più ottimista del medico. Il farmacista speziale dava talvolta buoni consigli per curare le bestie: ne dava un po’ ma non troppi per non inimicarsi il veterinario. La farmacia profumava di prodotti galenici, di erbe rare, di liquirizia, di manna, di cassia in canna che è una leguminosa ritenuta la quintessenza nel preparare decotti contro la tosse”. La farmacia di campagna e la più fornita di città, erano luoghi frequentati con rispetto e parsimonia; non si eccedeva ed abusava in passato con i medicamenti: si comprava l’indispensabile per le cure empiriche, con le quali si evitava di interpellare il medico e, in estate il salicilato per la conserva, uno dei riti immancabili delle brave donne di casa.