Borsalino

Borsalino

Giuseppe Borsalino

nacque il 15 settembre 1834 a Pecetto di Valenza, un borgo di origine romana distante poco più di 10 km dalla città di Alessandria. Dopo un’esperienza come garzone e poi apprendista ad Alessandria, lavora per circa sette anni nel cappellificio Berteil a Parigi, ottenendo la qualifica di Maestro Cappellaio. Nel 1857, dopo un anno dal suo rientro in Italia, Giuseppe apre il suo primo laboratorio in un cortile
di via Schiavina ad Alessandria insieme al fratello Lazzaro. Nel laboratorio, dopo qualche mese, lavorava una decina di lavoratori, con una produzione giornaliera di circa 40 cappelli. Col passare del tempo aumentarono gli operai e la produzione.

Nel 1871 Giuseppe diede un deciso impulso alla produzione artigianale, acquistando in Inghilterra una serie di macchine industriali che in Italia non esistevano. Nel 1888 l’azienda si trasferì nella sede di Corso Cento Cannoni, dove si ricorda il simbolo della fabbrica alessandrina ovvero la ciminiera.

Qui iniziò il vero processo di meccanizzazione dell’azienda, inserendo varie macchine nel ciclo produttivo che superò i 110.000 cappelli all’anno. Nel 1900 Giuseppe Borsalino muore, lasciando il posto a suo figlio Teresio, nato 33 anni prima. In questi anni la produzione continuò a incrementarsi, l’azienda iniziò ad esportare i propri cappelli all’estero e terminò il processo di trasformazione da laboratorio artigianale a industria.

La produzione salì nel 1913 a 2.000.000 cappelli, di cui più della metà destinati all’esportazione per poi calare durante la prima guerra mondiale a causa della diminuzione della domanda.

Durante gli anni 1920-1930 Teresio fece costruire il sanatorio Vittorio Emanuele III nella piana di Valle San Bartolomeo, presso Alessandria, capace di 216 posti di degenza, donò alla città l’acquedotto , a lui intitolato, la cui costruzione venne iniziata nel 1924 e i cui utili cominciarono ad essere devoluti dal 1928 al sanatorio; finanziò la sistemazione e il rifacimento delle fognature.

Contribuì ad ampliare l’attività benefica della Divina Provvidenza costruendone l’ospizio capace di offrire assistenza a 400 donne anziane.

Teresio Borsalino muore nel 1936, lasciando il posto al pronipote Teresio Usuelli, che entrò nell’azienda all’età di 25 anni.

Usuelli sostenne sempre che “l’avvenire dell’industria del cappello” era legata all’incremento delle esportazioni: per questo intervenne in più riprese per sollecitare il Ministero del Commercio con l’estero a una politica più favorevole agli interessi dei cappellifici, chiedendo un miglior adeguamento del cambio dollaro-lira e pensando già ad una unione doganale europea, un’idea moderna per l’epoca.

Nonostante questi sforzi per mantenere alta la vendita di cappelli, durante gli anni Settanta ci fu una diminuzione della domanda, così la Borsalino si cimentò nella produzione di altri capi di abbigliamento, collaborando con numerose aziende.

Teresio Usuelli si dimise il 20 dicembre del 1979, lasciando il posto a Vittorio Vaccarino, affiancato da Aldo Lucini, i quali cercarono di ristabilire il bilancio aziendale vendendo la sede centrale in Corso Cento Cannoni localizzando gli impianti in un’area industriale al di fuori della città, per questo, un anno dopo venne abbattuta la ciminiera, simbolo della storia alessandrina del cappello.

Nel 1999 la società venne stata acquisita da azionisti, per la maggior parte da F.I.S.I Spa, rinsaldando la presenza all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Cina, nella quale Borsalino crea la Borsalino Orient per la produzione su licenza per il mercato dell’Estremo Oriente.

Oggi la società conta circa 110 addetti, con un valore di produzione pari a 12,3 milioni di euro.