Antichi Mestieri: i lavori del passato itineranti

Gli “Amici del Museo” portano in scena uno spettacolo di animazione all’interno del tessuto urbano, ricostruendo le scene del lavoro artigiano e contadino e invitando il pubblico a imparare i gesti di mestieri che hanno caratterizzato i processi produttivi preindustriali.

Ecco le principali figure in cui potete imbattervi, assistendo a questa folkloristica manifestazione:

Il ciabattino

Risuolava e ricuciva scarpe da uomo, da donna e da bambino. Usava il tricetto per tagliare, la raspa per lisciare, la lesina per fare i buchi, il punteruolo per allargarli e poi pinze, tenaglie, lissa, bussetto, marcapunti, tirasuole, pedali e forma. si proteggeva la mano sinistra con una striscia di cuoio chiamata “manale”

Lo zoccolaioantichi mestieri

Un primo lavoro di sgrossatura degli zoccoli veniva avviato in primavera, per dare il tempo al legno di stagionare al sole durante l’estate. Nei mesi invernali i ciocchi venivano intagliati per ricavarne calzature.

Il fabbro

lavorava nella fucina arroventata, battendo con il martello il ferro sull’incudine e usando tenaglie e mazze. il suo laboratorio era frequentato assiduamente dai contadini che gli portavano il vomere dell’aratro, perchè lo assottigliasse. Gli chiedevano anche di aggiustare piccoli strumenti da lavoro con parti in ferro: zappe, vanghe, roncole, trinciafieno, falci, falcetti, catene per aggiogare gli animali. Solitamente il fabbro svolgeva anche le mansioni del maniscalco: per questo aveva una forgia da trasporto, dotata del mantice in cuoio.

Il bottaio

Seduto sul cavalletto, dava la giusta curvatura alle doghe, asportando sottili strisce di legno per mezzo di un apposito coltello a due manici. La concavità era ottenuta con la lama a profilo convesso. Finito il lavoro, la botte veniva lavata e profumata con un infuso di vegetali.

Il lattoniere

Usava tassi e martelli per lavorare la latta e curvare la lamiera delle grondaie e dei tubi delle stufe. Si occupava del rivestimento delle prime ghiacciaie, costruiva o riparava semplici macchine agricole e le “boules” per l’acqua calda.

La sarta

Il Museo espone macchine da cucire a pedali, una serie di ferri da stiro a carbone, a gfas e da appoggiare sulla stufa e molti capi di abbigliamento e del corredo della donna del passato. La sarta, nel suo laboratorio, che solitamente era la stanza più ospitale della casa, lavorava alacremente con ago, filo, gessetto, modelli di carta e forbici. Si inginocchiava ai piedi delle signore, incontentabili. Silenziosa, attenta, bravissima, con tutti quegli spilli tenuti in bocca e usati per per segnare difetti, stringere, attillare e tracciare pinces, era sempre pronta a svolgere il proprio lavoro di artigiana ineccepibile.

La ricamatrice e la merlettaia

Quasi tutte le ragazze del passato sapevano tracciare sulla stoffa i principali punti, ma per la ricamatrice era una professione, un’arte che imparava a scuola e sulla quale si teneva costantemente aggiornata tramite riviste specializzate. Lavorava con estrema attenzione, sbalzava motivi floreali sulle tele, sui lini, sulle fiandre, una gugliata dopo l’altra, con le opportune sostituzioni di filo. Sapeva rendere preziose tovaglie, lenzuola, camicette, camicie da notte e tovaglie da altare. A questo contribuiva soprattutto il lavoro della merlettaia che faceva i pizzi. L’operazione non era effettuata su tessuto, ma era la costruzione di un intreccio nel vuoto. Questo tipo di lavorazione richiedeva l’uso di supporti idonei ad assicurare, e successivamente ornare, i fili che venivano lanciati nelle direzioni richieste dal disegno progettato. I supporti erano il tombolo, appositi cartoni o il telaio da ricamo; gli strumenti, invece, fuselli, ago, uncinetto, navettine, modano o, talvolta, direttamente le dita come per il macramè.

La rammendatrice

Usava aghi lunghi e sottili, con la cruna allungata, e fili della trama del tessuto stesso. Inserire una toppa in un punto in cui mancava la stoffa richiedeva particolare precisione e la rimagliatura delle calze era un esercizio di pazienza: veniva eseguita con un uncinetto con una chiusura mobile, si poneva la parte di calza da rammendare su un telaietto, si fissava con uno spillo la maglia, perchè non si disfacesse, si infilava l’uncinetto nell’asola e la si riallacciava a ognuno dei fili tesi.

La maglieristaantichi mestieri

Sferruzzava in casa la lana che le consegnavano, confezionando corredini per neonati, abitini per bimbe, calzoncini, giacche, maglioni e le ben note calze con la soletta sostituibile.

Il filatore

Dalla torcitura (torsione) di fibre grezze (lino o lana o canapa o cotone o seta), la filatrice o, nel nostro caso, il filatore ottiene filati dotati di particolari caratteristiche che serviranno per stoffe di tutti i tipi. Per torcere le fibre, la filatrice si avvaleva, innanzitutto,  delle sue abili mani e di un attrezzo particolare: il fuso, formato da un bastoncino (lungo una spanna) infilato in un tondino forato (largo 4-6 cm). La rotazione impressa al bastoncino, prolungata dall’inerzia del tondino torce le fibre che vengono legate al fuso, che nel girare accumula sul bastoncino il filo fatto. Nel medioevo la filatrice si avvalse dell’ arcolaio.

La lana veniva innanzitutto cardata, facendola passare e ripassare tra due assi di legno contrapposti, dai quali fuoriuscivano lunghi chiodi, poi filata con il fuso e, infine, la lana filata veniva raccolta in matasse, lavata in acqua calda, quindi usata per fare calze, maglioni, maglie, scialli ecc.

La lavandaia

Svolgeva il suo lavoro soprattutto per gli abitanti della città, che trovavano scomodo lavare e stirare in casa. Faceva scaldare l’acqua, insaponava e spazzolava energicamente gli indumenti, che sistemava nel mastello.

L’impastatrice

Dopo aver ottenuto una morbida palla, cominciava la lavorazione dell’impasto ancora grezzo. Per rassodarlo lo si premeva decine di volte, fino a eliminare tutti i grumi. A questo punto, si tirava la pasta, fino a renderla spessa non più di 1 mm.
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La creatrice di bambole di stoffa

Riempiendo sacchettini di stracci si ottenevano gambe e braccia. Si fabbricava una bella testa con capelli di lana, che veniva cucita al corpo, ricoperto da vestitini colorati.

La creatrice ‘d buati d’fuiachin

Con le pannocchie sgranate a mano otteneva originali bamboline, con un pezzo di tutolo per testa e le brattee per corpo, braccia e gambe.

Il costruttore di giocattoli di legno

Racchiude in sè l’abilità di molti uomini del passato, che nelle giornate di pioggia, sotto il portico o nella stalla, creavano oggetti semplici per far divertire i bambini: girandole, archi, trottole, fucili, lippe e camioncini.

Le cascine isolate, sparse nella campagna, o collegate alla periferia di centri abitati e sui pendii delle colline, ma anche i cortili umili di città ricevevano le visite periodiche di ambulanti, che portavano a domicilio la competenza di mestieri all’epoca fondamentali.

La materassaiaantichi mestieri

Un esempio è costituito dai materassai, o, più spesso, dalle materassaie. In effetti, un tempo, i materassi e i cuscini erano fatti di pura lana di pecora. Poichè si trattava di un materiale prezioso, veniva trattata con molta cura e periodicamente si eseguiva la manutenzione del materasso perché restasse ben pulito e soffice nel corso degli anni.
Le massaie scucivano il materasso, toglievano la lana, e la lavavano con cura, poi la stendevano al sole per asciugarla.
La federa di solito veniva sostituita con una nuova, e quella vecchia si riciclava per vari usi in giro per la casa.
A questo punto veniva chiamato il materassaio o la materassaia come nel nostro caso.
La lana, ovviamente, dopo il prolungato uso e il lavaggio, era compattata. Quindi la materassaia portava con sé una speciale cardatrice per trattare la lana. Questo strumento era dotato di appositi ferri aguzzi e ricurvi che toglievano ogni eventuale impurità alla lana e la rendevano di nuovo morbidissima.
Veniva confezionata una federa con tessuto nuovo e riempito della lana pulita e cardata.
In ultimo, la materassaia eseguiva il trapunto tutto intorno ai bordi superiori e inferiori del materasso, nonché, ad opportuni intervalli, nel centro.
Ed ecco che il materasso era nuovamente pronto a garantire dolci sogni al suo padrone

Lo straccivendolo

Al grido di “Strasi, strasi!” passava, di norma, due volte al mese sempre negli stessi posti, secondo un calendario che teneva conto delle abitudine alimentari della gente. Infatti, periodicamente veniva ucciso il coniglio, la cui pelle era utile per fabbricare stracci.

Il pastore

Con le greggi scendeva dai monti, raggiungeva pianure e colline e dava formaggi freschi a chi gli offriva ospitalità e, soprattutto, prati da brucare.

Il religioso

Sulle orme del manzoniano Fra Galdino, batteva le campagne portando la Parola di Dio e qualche immaginetta votiva, in cambio di offerte per i bisognosi.

Il sensale di matrimonio 

Aveva il compito di combinare i matrimoni, quando le ragazze non avevano modo di incontrare giovanotti, o non erano avvenenti, ma benestanti. Talvolta, il sensale faceva da tramite tra due giovani di paesi diversi. Se si arrivava al matrimonio, chi lo aveva organizzato riceveva in dono un foulard o un taglio di seta per una camicia, o, addirittura, dalle famiglie più abbienti, una “vestimenta”, un vestito intero. Naturalmente, poi, era invitato a nozze.

 

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